Dichiarazione di Filippo Miraglia, dell'Arci nazionale
La Libia non vuole controlli a casa sua e chiude con un atto unilaterale l'ufficio locale dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, definendo "illegali" le sue attività.
Evidentemente anche l'Unhcr è considerato testimone scomodo in un Paese che non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra e non riconosce il diritto d'asilo.
L'Unhcr si occupava dei diritti dei migranti e in particolare dei potenziali richiedenti asilo, ma la sua presenza e il suo operato non era mai stato ufficialmente riconosciuto. Tuttavia rappresentava da 19 anni un presidio di legalità importante, soprattutto da quando lì, a causa della politica dei respingimenti, approdano migliaia di stranieri che vengono rinchiusi nei centri di detenzione in condizioni di vita disumane o mandati a morire nel deserto.
Sul governo italiano, che oggi col ministro Frattini esprime il suo sconcerto, pesa una grande responsabilità. Gli accordi stretti col governo libico sul contrasto all'immigrazione irregolare acquistano, alla luce di quanto successo, una valenza ancora più preoccupante.
Impedire ai migranti lo sbarco sul nostro territorio, non consentire a chi ne ha diritto di esperire le procedure per la richiesta di asilo, obbligare uomini donne e bambini ad approdare in un Paese che non rispetta i diritti umani è una scelta inaccettabile, che dobbiamo contrastare in tutti i modi.
L'ultimo caso è di pochi giorni fa: un altro barcone, con a bordo anche un neonato, dopo un palleggiamento tra Malta e Italia è stato costretto a raggiungere le coste libiche e della sorte di chi era imbracato non se ne saprà più nulla.
Anziché sconcertarsi, Frattini farebbe bene ad adoperarsi per convincere il governo di cui fa parte a porre immediatamente fine alla pratica incivile dei respingimenti in mare e ad annullare l'accordo con la Libia.