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Emergenza sociale e questione morale

Numero 28 del 27 Luglio 2010
Il governo Berlusconi si avvia a varare una manovra economica e finanziaria disastrosa. Lo fa in un clima surreale, impedendo al Parlamento di entrare nel merito e discutere qualsiasi modifica. è una manovra iniqua, sbagliata e irresponsabile. Iniqua perché il risanamento dei conti pubblici lo pagheranno solo i lavoratori e i soggetti più deboli della società; sbagliata perché insostenibile, senza una strategia di sviluppo né misure per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. è una manovra che penalizza il ruolo di Enti Locali e Regioni, la più centralistica che si ricordi nella storia repubblicana, in barba al federalismo sbandierato. è una legge pericolosa per i suoi effetti recessivi e destabilizzanti sul piano sociale. Si continua a mortificare l’economia produttiva a vantaggio della speculazione e della rendita. Anziché cogliere l’opportunità della crisi per affrontare le contraddizioni di un modello di sviluppo fallimentare, la si usa per scaricare il peso di quelle contraddizioni sulle fasce più deboli della popolazione. La forbice del divario sociale si allarga oltre il limite di tollerabilità, il tasso di povertà relativa cresce toccando ormai anche i lavoratori stabilmente occupati. Prima che il contesto sociale si deteriori ulteriormente, bisognerebbe sostenere le situazioni di maggior disagio rafforzando la rete intergrata dei servizi, e invece si smantella il sistema pubblico di welfare. Le risorse per sostenere la spesa sociale ci sono, basta prenderle dove in questi anni si sono accumulate, con una necessaria azione di redistribuzione. È irragionevole, nel contesto attuale, continuare a ignorare un’adeguata tassazione delle rendite e una più efficace lotta all’evasione. Scelte irragionevoli ma del resto coerenti con gli interessi di una classe dirigente irresponsabile, che non lavora per l’interesse del Paese ma per difendere i privilegi della casta, oltrepassando ormai con disinvoltura il limite fra il lecito e l’illecito. La collusione fra politica e affari, l’intreccio crescente fra criminalità organizzata e malcostume diffuso, la legge bavaglio voluta per garantire l’impunità ai corrotti, sono i sintomi di una crisi politica e culturale profonda, giustamente sottolineata dallo stesso Capo dello Stato. In un contesto sempre più disgregato ed esposto al rischio di derive autoritarie, emergenza sociale e questione morale sono due facce della stessa medaglia: il buio della democrazia.